Può una madre lavoratrice essere esclusa dal bonus solo perché fa la colf? Sarà la Corte costituzionale a rispondere. Con ordinanza del 7 ottobre, il Tribunale di Milano ha giudicato non manifestamente infondata la questione di legittimità sulla norma che esclude il lavoro domestico dal "nuovo bonus mamme": 40 euro al mese nel 2025, 60 nel 2026, per le madri con due o più figli e un reddito da lavoro fino a 40mila euro. Il ricorso nasce dal caso di una lavoratrice originaria dello Sri Lanka, madre di tre figli, la cui domanda era stata respinta dall'Inps. Per il Tribunale, il bonus non è più legato ai contributi versati, quindi viene meno la ragione dell'esclusione. A pesare sono anche i numeri: nel settore domestico l'88,7% degli occupati è donna e il 68,9% è straniero, e la regola colpisce di fatto soprattutto le lavoratrici migranti. Il ricorso è sostenuto da Asgi, Apn e Cgil Lombardia, che chiedono al legislatore di intervenire senza attendere la Consulta. Nel frattempo le sedi Inca sono a disposizione di colf, badanti e baby-sitter con due o più figli per verificare i requisiti e valutare le iniziative a tutela del diritto al bonus.

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