Il patronato Inca Cgil di Parma ha patrocinato un ricorso contro l’Inps per gli effetti paradossali di una interpretazione normativa.

Un lavoratore infatti, licenziato dopo numerosi anni di lavoro, si è visto riconoscere una Naspi della durata massima di due anni. L’aver poi accettato un’occupazione a termine ha avuto l’effetto paradossale di ridurgli la protezione sociale, contraendo la durata della successiva disoccupazione di più di tre mesi nonostante avesse lavorato e versato contributi per un periodo maggiore.

A quel punto il Patronato Inca Cgil ha prima contestato la modalità di calcolo dell’Inps (che nel quadriennio di riferimento non tiene conto di precedenti periodi di disoccupazione maturati e non goduti) e poi ha sostenuto il ricorso giudiziale tramite legali convenzionati.

La sentenza del Tribunale di Parma ha quindi riconosciuto il diritto oltre alla nuova disoccupazione maturata a seguito del nuovo contratto a termine anche di tutti i giorni residui di disoccupazione non goduta.

Nell’esprimere soddisfazione per questo pronunciamento che riporta giustizia nel calcolo della disoccupazione (Naspi) per i lavoratori dipendenti, auspichiamo che l’Inps, che non è ricorsa in appello, celermente adegui le sue procedure al fine di evitare il trascinarsi del possibile contenzioso.

L’esito di contenziosi come questo fa emergere un lavoro quotidiano del Patronato Inca e delle strutture della CGIL, che affiancano migliaia di lavoratrici e lavoratori a Parma, con verifiche quotidiane in merito al diritto alla disoccupazione, alla durata e agli importi delle prestazioni e con interventi e comunicazioni all’Inps per ripristinare prestazioni sospese o decadute per i più svariati motivi.

 

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